giovedì 14 febbraio 2013

Tu chiamale se vuoi...


Che ci piaccia o meno, la nostra vita è piena di emozioni di intensità variabile: ci sono emozioni leggere e impalpabili... quasi impercettibili, ci sono emozioni forti e intense... quasi corpose...
Anche solo questa, secondo il mio punto di vista, è una buona ragione per conoscerle, riconoscerle, in modo da esprimere e manifestare pienamente chi siamo in ogni momento della nostra vita. 
Riconoscendo le nostre emozioni consentiamo a noi stessi di avere a disposizione tutte quelle risorse che ci appartengono. 
Conoscendo intimamente il nostro mondo emozionale e ed accettandolo saremo in grado di comprendere ed accettare anche gli altri. 


Ma cosa sono le emozioni?
Voglio riportare questa frase, che spesso ho sentito: “ognuno sa che cos'è un'emozione, finché non gli si chiede di definirla”. 
Sappiamo bene cosa sono, in quanto ne abbiamo esperienza diretta e quotidiana, tutti abbiamo provato paura, amore e odio, rabbia e gioia... 
Ma come influenzano la mente? 
Come plasmano le nostre percezioni, i ricordi, i pensieri e i sogni? 
Siamo noi a controllarle o sono loro a controllare noi? 
Perché ci sembrano spesso incomprensibili? 


 Le emozioni si sono evolute con noi attraverso la selezione naturale, quindi rispondono in modo efficace a più funzioni importanti per il nostro benessere (proviamo paura per sopravvivere alle minacce, proviamo amore per riprodurci e aver cura della prole...). 
Le emozioni e le loro manifestazioni fisiologiche sono uguali in tutti gli esseri umani, qualunque sia la cultura, dalla più primitiva a quella moderna.

La psicologia ci dice che l'emozione è un comportamento di risposta a uno stimolo esterno determinato da motivazioni profonde (per esempio, percepiamo una minaccia, proviamo timore e cerchiamo di evitarla, oppure leggiamo un certo interesse negli occhi di un'altra persona, ci sentiamo attratti e reagiamo comunicando e con atteggiamenti specifici). 
A voler essere più precisi, l’emozione è quella complessa catena di eventi compresa tra la comparsa dello stimolo scatenante e l’esecuzione del comportamento di risposta.


Ma quali sono le emozioni principali?

Le emozioni si distinguono in primarie e secondarie
Le emozioni primarie, si manifestano nel primo periodo della vita umana e ci accomunano a molte altre specie animali:
- La paura è determinata dalla presenza di un pericolo o da una minaccia;
- Il disgusto è la reazione nei confronti di sostanze o oggetti potenzialmente nocivi e con lo sviluppo anche in relazione a pensieri o immagini particolari;
-La gioia è determinata dal raggiungimento di uno scopo;
-La tristezza è determinata da una perdita o da uno scopo non raggiunto;
-La rabbia è generata dalla frustrazione e si manifesta attraverso l’aggressività.
-La sorpresa è determinata da un evento inaspettato e seguito da paura o gioia.
Alcuni aggiungono a queste emozioni anche “l'aspettativa” e “l'accettazione”.

Le emozioni secondarie derivano dalla combinazione delle primarie e si apprendono o sviluppano con la crescita dell'individuo e l'interazione sociale: l'invidia, l'allegria, la vergogna, l'ansia, la rassegnazione, la gelosia, la speranza, il perdono, l'offesa, la nostalgia, il rimorso, la delusione


Non ti sei mai chiesto quale scopo hanno le emozioni? Perché le proviamo?

Le emozioni hanno funzioni diverse e importanti: ad esempio, 
rendere più efficace la reazione dell'individuo ai fini della sopravvivenza, 
ma anche favorire la comunicazione sociale, 
farci comprendere i nostri cambiamenti psicofisici, 
renderci consapevoli dei nostri bisogni e dei nostri obiettivi, 
farci apprendere da eventi e situazioni, e altro ancora.

E' utile sottolineare che le emozioni sono delle esperienze generatrici di schemi comportamentali che ci consentono di rapportarci alla realtà in modo semplice e spesso immediato, senza dover troppo riflettere sulle cose. Ci aiutano ad orientarci piuttosto bene in un mondo caotico con un dispendio minimo di energie. 
Le emozioni rappresentano il modo in cui ciascuno di noi sente e vive l’esperienza delle cose.

Affascinante, vero?

Emozionatevi!!! :-)

lunedì 11 febbraio 2013

Così continua la mia formazione...

Da anni, per passione prima di tutto e per lavoro, passo molto tempo con bimbi e adolescenti; ho frequentato il master in gestalt counseling e ho ottenuto il diploma per avere più strumenti per poter lavorare, interagire e comunicare con loro, per essere una professionista più attenta e completa. 

Nonostante il master triennale sia stato bello, arricchente e pieno di contenuti, ho deciso di proseguire il mio percorso formativo da counselor per acquisire nuovi strumenti e per tanta, tanta curiosità personale.
Tra le diverse opportunità formative ho scelto di iscrivermi al quarto anno di master in counseling dell’età evolutiva a Roma


       










E proprio all’inizio di febbraio ho partecipato al primo weekend formativo; queste prime due giornate di master sono state interessanti, nutrienti e stimolanti.

Il mio nuovo percorso inizia nel migliore dei modi: i contenuti trattati ampliano le competenze che ho acquisito nei tre anni di formazione precedenti e aprono nuovi orizzonti: solo dopo due giorni di formazione ho un sacco di nuove idee!


I temi che affronterò in questo anno a Roma saranno molteplici: il counseling per il benessere dell’età evolutiva, il counseling scolastico, il counseling con bambini e gli adolescenti, il counseling familiare e la mediazione relazionale.

Gli argomenti trattati sono vastissimi e complessi ma cercherò di condividere con voi quanto mi è possibile! 

Quindi, aspettatevi tanti nuovi post!!!


giovedì 7 febbraio 2013

Sperimentiamo i colori!

I colori sono parte della nostra vita: ci circondano, giorno dopo giorno, sono un elemento fondamentale del nostro ambiente; che abbiano anche un potere diretto su di noi, che posseggano un potere terapeutico naturale, invece, in un primo momento potrà sembrare strano, ma è una realtà.

I colori contribuiscono al nostro benessere, ci aiutano nella ricerca dell’armonia del corpo, spirito ed anima.

Ma cerchiamo di capire che cosa sono i colori: 
Il fisico inglese Isaac Newton, studiò in modo approfondito le proprietà e la natura della luce e scoprì che la luce bianca (quella del sole ad esempio) attraversando un prisma, si scompone in diversi fasci luminosi di colorazione diversa. Scoprì inoltre che ciascuno di questi colori dello spettro visivo è caratterizzato da una frequenza ed emette una quantità di energia differente. 


Successivamente il ricercatore inglese Theo Gimbel verificò che i colori posseggono una energia di vibrazione più elevata di quella dei suoni ed esercitano quindi, un influsso maggiore anche rispetto all’emissione verbale.
Questa proprietà di emettere energia permette ai colori di influenzare tutto il nostro organismo.

Anche Goethe quando sviluppò la sua opera “La teoria dei colori” 
fu un pioniere della ricerca in questo campo, benché in una prospettiva 
completamente diversa da quella di Newton. 
Per Goethe i colori, in quanto specchio di tutti gli aspetti della natura umana, non potevano essere studiati separatamente dall’uomo. 
Per Goethe descrivere i colori semplicemente come vibrazioni era un errore; uno dei grandi meriti di Goethe è quello di aver posto in relazione la luce con l’occhio, sostenendo che l’occhio ha bisogno del colore come ha bisogno della luce e i colori non sono altro che “azioni della luce, azioni e passioni”. 
Per Goethe ogni singolo colore ha una propria e particolare natura, ed è per questo che suscita uno specifico stato d’animo nell’osservatore, così come ogni colore si adatta, esalta e stempera stati d’animo e condizioni di vita specifici.

Ma veniamo a noi: ora vi propongo una piccola esperienza con l’utilizzo dei colori. 
Scegliete il vostro tempo e il vostro spazio per sperimentarvi, provate a vivere questa esperienza come momento privilegiato per voi stessi...
















Prendete delle tempere, degli acquerelli o dei gessetti, appoggiateli sopra un tavolo; osservateli con attenzione e disponibilità. 

Qual’è il colore per cui sentite un’inclinazione spontanea? 
Verso quale colore provate avversione ed antipatia?
Potete anche intrattenervi con i colori: prendete in mano un gessetto, un tubetto di tempera o la scatola degli acquerelli... 
Iniziate ad osservare le vostre reazioni; 
date ascolto al messaggio che vi arriva, prendetelo sul serio. 

Il colore che evocherà in voi la sensazione più forte 
sarà il colore con cui potrete iniziare a lavorare. 
Prendetevi tutto il tempo di cui avete bisogno per scegliere...

Qual’è il colore che più vorrebbe essere utilizzato da voi?
Utilizzatelo su una tela o su un foglio, usatelo per dipingere, colorare in modo spontaneo ed eventualmente aggiungete altri colori a cui siete meno attratti.

Quando il lavoro è finito meditate su di esso. 
Osservatelo. 
Date libero spazio a tutti i vostri pensieri, alle sensazioni più intime, senza giudicarli e senza tentare di influenzarli. 
Osservate solamente, non intervenite. 
Vedetelo come espressione delle vostre emozioni, non dal punto di vista artistico e cercate di rimanere immersi nelle vostre sensazioni non solo durante l’esecuzione, ma anche mentre osservate il vostro lavoro.

Forse questo dialogo con i colori prenderà diverse direzioni, 
magari vi aprirà nuove prospettive o vi avvicinerà di più a cose che sapevate già, 
oppure farà chiarezza.
Forse nel vostro orizzonte si inserirà un colore nuovo, forse il lavoro diventerà anche più complesso, magari dentro di voi si illumineranno punti oscuri lasciando spazio al gioco e al colore...

Abbandonatevi comunque, abbandonatevi ai colori!

Buona esperienza, buona pittura!

domenica 3 febbraio 2013

A spasso per Firenze...

Finalmente sono arrivati i volantini per pubblicizzare
 la mia nuova attività da libera professionista!
All’apertura del pacco ero curiosissima, 
come all’apertura di un regalo sotto l’albero di Natale...


Poi è iniziata la vera e propria distribuzione... nel mio nuovo quartiere, 
nella mia nuova città: Firenze! 

Con l'aiuto di Google Maps ho deciso il percorso e le tappe 
del mio "piano di distribuzione"...  




E per rendervi partecipi della mia mattinata ho deciso di pubblicare le foto scattate lungo il percorso; così avrete la possibilità di accompagnarmi virtualmente 
e gustarvi le bellezze di questa meravigliosa città!
  
bicivolantini

In bicicletta lungo l'Arno, approfittando della bellissima giornata di sole...





Gli Uffizi...




Ponte Vecchio...







Il mercato...






Il Duomo...






Piazza della Repubblica...




Piazza della Signoria...




E per finire Palazzo Pitti...


Questa giratina è stata davvero piacevole... ed ho distribuito un sacco di volantini! 
E voi che ne pensate? Non è meravigliosa questa città?



giovedì 31 gennaio 2013

Movie counseling...

Ho scritto questo post per presentarvi un’altro strumento che mi sta a cuore; utile durante un percorso di counseling, ma da utilizzare anche per comprendersi, per condividere le nostre emozioni o magari per stimolarci a cogliere dei messaggi che molte volte possono essere chiarificatori... 
Questo fantastico strumento è il film.

“Un film è come una metafora che aiuta a comprendere meglio la condizione umana e le problematiche che insorgono lungo il percorso dell’esistenza. Nella visione di un film le persone sono accompagnate a sollecitare ed usare gli effetti psicologici dettati dalla musica, dalle immagini e dalla trama, per incrementare il proprio intuito, le aspirazioni, l’abbandono alle emozioni ed il cambiamento”. (Wolz 2000)


Come un film può essere utile durante un percorso di counseling? 

Per poter essere uno strumento valido, deve poter aiutare il cliente a confrontare stili di vita simili, per poter parlarne negli incontri di counseling, con il fine di elaborare un piano di problem solving e per poter avere assieme al cliente una visione creativa del problema emerso durante il percorso.
Il lavoro che si fa in un percorso di counseling con l’utilizzo del film, riguarda la scoperta dei lati più nascosti del sé, cercando di capire come vengono proiettati i propri aspetti positivi e negativi nei protagonisti della pellicola.
Quando un cliente si identifica con un personaggio lo si può aiutare a comprendere le proprie resistenze interne ed in seguito a riattivare le proprie risorse dimenticate per renderle attive. 
Inoltre, l’utilizzo di questo strumento, stimola gli stati più profondi della coscienza per favorire nuove prospettive e comportamenti più salutari ed adattivi.

Ed ora, ecco dei consigli per la visione di un film:
1. stare seduti molto comodi;
2. concentrarsi su tutti i punti del corpo in cui c’è tensione, utilizzare la respirazione per sciogliere tali tensioni;
3. porsi di fronte al film senza critiche interne o commenti, mettendo da parte giudizi e preoccupazioni;
4. non appena si è calmi e concentrati si può iniziare a guardare un film.

Un suggerimento: la maggior parte delle comprensioni più profonde arrivano in un secondo tempo, perché inizialmente è importante osservare come le immagini, le idee, le conversazioni ed i caratteri del film arrivano ad ognuno a livello sensoriale. E’ fondamentale quindi non analizzare nulla durante la visione ma essere completamente presenti con la propria esperienza.

Solo in seguito si potrebbe riflettere su:
1. la respirazione: per capire se è cambiata durante il film e per capire il motivo per cui è cambiata;
2. i momenti o gli spezzoni della pellicola che possono essere legati in qualche modo a sogni particolari del cliente e quindi al suo mondo simbolico;
3. cosa è piaciuto o non è piaciuto del film, se qualche momento è sembrato più o meno interessante;
4. se c’è stata una identificazione con uno o più personaggi;
5. l’esistenza di personaggi che si vorrebbe emulare e per quale ragione e quali personaggi hanno provocato delle resistenze.

Prima di concludere questo post vorrei consigliarvi un libro di Peske e West: C’è un film per ogni stato d’animo. Questi due studiosi newyorkesi affrontano il tema della cinematerapia in modo divertente, proponendo una lista di film dagli anni trenta ad oggi, da vedere nei momenti di sconforto per lenire ansie, affanni e stati negativi dell’anima. Questi due autori hanno avuto la capacità di affrontare il tema del cinema in modo giocoso, senza appesantimenti da critici cinematografici, dimostrando i benefici sulla vita di tutti i giorni. 


Buona visione a tutti!

lunedì 28 gennaio 2013

Gli specchi della memoria...

In questo post parlerò di fotografia... 
Strumento che mi sta a cuore... che mi fa pensare a due persone presenti e fondamentali nella mia vita: Mattia e Margherita.

Le fotografie contengono sempre storie... Ogni immagine racconta naturalmente la sua storia in modo molto differente, poiché ciò dipende da chi sta inconsciamente traducendo e trasportando in essa il significato mentre la guarda.  I momenti catturati dallo scatto, non solo illustrano il potere che semplici fotografie esprimono nella maggior parte delle vite della gente e dei loro cuori, ma aiutano anche a spiegare la ragione per la quale le fotografie sono così diverse da altre espressioni artistiche mediatiche, specialmente quando vengono usate per l’autoesplorazione. 

Sebbene spesso non ci si rifletta, le fotografie contengono molti più significati di quanto i dettagli contenuti nella loro superficie visuale suggeriscano. 
Perfino le “quotidiane” fotografie sono invisibilmente piene, imbevute di emozioni, speciali segreti, e codici simbolici privati che una persona estranea non potrebbe mai pienamente afferrare. Tutte le foto che le persone scattano e tengono, sia per scopi artistici o semplicemente le proprie comuni foto personali o familiari, sono proprio come “specchi della memoria”, che servono come segnali di quello e di chi è stato più importante, e più tardi come talismani che trattengono lo svanire del tempo che avanza. 

Le persone usano le fotografie per riuscire più tardi ad attribuire un senso a quei momenti. Come impronte delle loro vite, gli scatti personali mostrano non solo da dove le persone vengono (emozionalmente ma anche geograficamente) ma suggeriscono anche in quale realtà potrebbero successivamente trovarsi e tutto ciò  persino quando potrebbero essere non ancora consapevoli a livello conscio. 


La fotografia come “arte” è un’esperienza: le fotografie servono come catalizzatore non verbale per fare uscire fuori sentimenti e memorie a lungo escluse, non considerate. 
Le foto possono essere strumenti potenti nelle mani di coloro che intraprendono un percorso di counseling; la componente artistica nelle fotografie della gente diventa rapidamente irrilevante, quando si comincia a cercare di individuare il significato interno che ogni fotografia evoca quando qualsiasi cliente la osserva, la scatta, posa, la tiene, o perfino quando la ricorda. 
Dal momento che gli scatti personali e gli album di foto sono metafore visuali di un momento reale di “esperienza di vita”, possono essere di valido aiuto ai clienti nel ricordare, confrontare, immaginare, ed esplorare parti di se stessi, delle loro vite, e specialmente dei loro sentimenti. Usare le loro stesse fotografie (o perfino solo le loro reazioni alle immagini di altri) fornisce ai clienti anche un sostegno aggiuntivo nel processo di rapportarsi con pensieri, sentimenti e memorie, ricordi, che spesso sorgono con inaspettata intensità quando le fotografie sono usate come lente di ingrandimento. 
La fotografia nel percorso di counseling aiuta a vedere con occhi nuovi le cose che i clienti hanno sempre visto, ma vedendole in modo differente. 
Permette la percezione dei sentimenti ed il loro ri-collegamento, permette di essere viscerali e cognitivi e permette al passato di diventare presente

Permette alle persone di usare le fotografie come stimoli per sollecitare risposte sia a ciò che è chiaro che all’informazione implicita nell’immagine fotografica, e di precipitare il dialogo che non emergerebbe in tale qualità e profondità se fossero usate solo le parole per esplorare il soggetto.




giovedì 24 gennaio 2013

Congruenza, autenticità... genuinità!


Una delle tre condizioni di base affinché la relazione d’aiuto sia efficace ed abbia un esito positivo, tanto da ottenere un cambiamento significativo nel cliente è la congruenza, che potrebbe anche essere chiamata genuinità, autenticità. 

La congruenza è la corrispondenza fra quello che si pensa e si sente ed il proprio comportamento; essere congruente vuol dire “essere disponibile ai propri sentimenti, essere perciò capace di viverli, di essere in rapporto con loro e di comunicarli, se è opportuno”. (Carl Rogers).
Ma per poter essere congruenti, Rogers sostiene che “qualsiasi  sentimento o atteggiamento io stia sperimentando, dovrà essere accompagnato dalla consapevolezza di esso”.
Si è congruenti, secondo Rogers quanto “nessun sentimento attinente alla relazione, è nascosto a me o all’altra persona”.

Tutto questo, non è per niente semplice... Mi chiedo, vi chiedo: 
“Quanto riusciamo ad ammettere a noi stessi quello che stiamo veramente sentendo?
Quanto accettiamo le nostre esperienze più profonde?
Quanto e con chi ci sentiamo liberi di esprimerci?”


Raramente si è disposti o abituati ad ascoltarsi autenticamente; ma per comunicare congruentemente, in modo autentico, è necessario ascoltarsi consapevolmente, capire ciò che si sta sperimentando, sentendo, vivendo, per arrivare all’autoconsapevolezza e ad una coerenza interna basata sull’ascolto e l’accettazione.  


Per essere congruenti, autentici, dobbiamo diventare sempre più coscienti di quanto stiamo vivendo dentro di noi, dei nostri sentimenti, delle nostre emozioni; dobbiamo accettare di essere quello che siamo e permettere che quel che siamo appaia ad un’altra persona.

Essere ciò che realmente si è” nel rapporto con se stessi e con gli altri e riuscire a percepirsi correttamente è il punto di partenza per instaurare una relazione d’aiuto efficace.

Consapevolezza è cercare di osservare e accettare le tue sensazioni e i tuoi stati emotivi, momento per momento. Jon Kabat Zinn